Uccideteli i padri che non voleteche vi hanno fatto sentirecose terribiliche vi hanno amatonon sopportandoquello che eravate.
Seppellitelisotto le montagnedi delusioni e illusionidi cui vi hanno nutriti.
Copritelicon le vecchie fotoin cui sorridete felicisolo perché ingenui.
Poi bruciate tuttoassicurandovi che di loronon resti più niente.Ma prima di andaresiate certi di quel niente.
Fate…
Se l’acqua del porto canale si alzac’è un treno che pare galleggile bitte sparisconomentre il vento stropiccialo specchio verde che si allunga fino al mare.è il mio inverno adriatico.
e io non so aspettarec’è una fretta che m’inseguee mi precedeche mi entra dentroe scava galleriedove ogni giorno mi perdodove mi sono perdutodove si perde praticamente tutto
è il mio inverno
nelle tue certezzeil tuo profondo neronelle tue battutele tue calamitenelle tue ingenuitàil bianco assolutonella tua solitudineil rifugio del suono
nel nostro legameun dono misteriosonelle nostre paroleun cercare continuo
io non socosa ho trovatoma ho ritrovato te.
Che cosa ritrovi quando apri la porta del frigo/ forse quei cibi andati a male/ forse quel freddo/ che non sa conservare neanche te.
ho visto di nuovo il mio cormoranoal porto con la nebbia e il mare piatto
poi è sparito nella pancia grigiaè risalito con un pesce vivoancora.per poco.
non c’è dolore in questa morte notaè solo che il cormorano si nutrecome s’era nutrito il pesciolino.
Canzone del tempo che passa
Ti pregodimmi qualcosa di carinochessòche so di rosmarino.O che sono buffoma unicocome un gran tuffo.Dimmi qualcosache mi faccia avere un sensotipo “pianta”così avrei delle radicio nuvolacosì avrei per me tutto il cielo.Dimmi qualcosache mi faccia sentir verocome zolla di terradove cresce una rosaoppure “onda”che schiuma fino a rivao pietra che se ne sta lì fermasembra nientema provaci tuper…
Cronache metropolitane #11 o dello scivolare
Un fiore eduloe bianche nuvolelampi di lucciolee un dolce siculopoiun giorno plumbeoessere frivolo.Ma il vento sibilamentre s’inerpicanel bosco ceduodel nostro essereche sempre sdrucciolaperché troppo fragile.
Cronache metropolitane #10 o del male di vivere
Le stelle della serale aspetto dal mattinoché troppa lucemi brucia dentro.Forse perché hanno una rispostaa tutte le domandeche nemmeno conoscodell’interrogatoriodi ogni risveglio.E allora chiudo ancora gli occhiancora un pocoancora un altro poco.Ma il chiarore insisteil giorno fa l’appelloe devo essere presentealla quotidiana rappresentazione.Anche oggidevo recitare la mia partefino a che non…
ronache metropolitane #9 o del saluto
Chiudere un cerchioMettere un puntoEliminare una pianta mortache intossica le altre.Sprangare per sempre una portae non ci sarà nessunoche ti aprirà.Ma primae per casoqualche giorno faho ritrovatoi cucchiaini dei miei figliquando ancora li imboccavo.Sono esattamente quelliche ho usato per mio padrenegli ultimi suoi giorni.Proprio gli stessi cucchiaini.Perché da vecchi-ed è proprio vero-si ritorna…
Piove fortissimoperché tutti gli angelipiangono per teanche un po’ per noiche qui restiamosenza te.E poi improvvisi lampi:i flash dei reporterper il tuo ultimo carpet.Il tuo black carpet.14.03.1934 / 28.03.2022
Cronache metropolitane #7 o della scacchiera
Cronache metropolitane #7 o della scacchiera
Al rossola regina si fermae il pedone avanza.E poiscrollando in altola cittàcome una scacchierasu cui giocano auto e umani.E gli alfieriin diagonali di gabbiani.E i cavallitra i tavolini dei barnegli zigzagdei camerieri.E il reè nel centro storicorinchiuso per semprein una delle torri.
Attenzione
dietro ogni angolo della memoria
può esserci una buca
pronta ad inghiottirti
fino al nero assoluto
Attenzione
dietro e in mezzo
alle altrui parole
possono esserci
lettere velenose
invisibili
mortali come curaro
Allora
quando vivi
presta attenzione
sempre più attenzione
alle strade così attraenti
alle facce troppo amichevoli
alle parole troppo dolci
fai attenzione al…
Dio è morto
e non c’è più religione
ma proprio dove una volta
era tutta campagna
ora c’è un povero cristo
nero o napoletano
che balla tutto il giorno
perché ha il ritmo nel sangue
ha lasciato la via vecchia
per la nuova
perciò adesso
stringe un pugno di mosche
e tra bere e affogare
preferisce bere vino che fa sangue
e non acqua che arrugginisce i ponti
sotto i quali dorme …
Sono sempre statoagli arresti domiciliariperché il mio corpoè il mio domicilioe nel mio corpoc’è la mia testache fa la regiadell’orrore di ogni giorno.Che imponetraiettorie domestichecalcando le celle della casacome a scrivere fortesu un quaderno.Che nelle pagine doporesta il segnodi una coazione a ripeterelettere in parole in frasile stesse per mesi e mesi.Sono sempre statoagli arresti…
ci sono figliorfani della guerratra i padri e le madri
che li ignoranoo se li contendonocome un capo al mercato
a volterestano mutilati per la vita-i figli-perdono le prime paroleche si imparano
e per chi li ha generatinon hanno più sentimentima li sentono semprecome un arto fantasmaquesti sentimentiche pure ci furonomilioni di secoli fa.